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La sincerità e la schiettezza intellettuale dell’architetto Michele Bonan sono solo alcune delle sfaccettature della sua personalità eclettica e in controtendenza con l’esasperato finto internazionalismo odierno. Ama la sua città, Firenze per i retaggi storici di un passato con il quale vuole sempre e comunque fare i conti.
Le pietre di Firenze citando MaryMc Carthy scrittrice americana con il cuore fiorentino, sono miliari nel percorso artistico di Bonan.
Luoghi conosciuti dove tutti si salutano e si incontrano, dove i desideri comuni si fondono in un unicum armonicum e con il tempo diventano progetti, lavori, nuove sfide.
Di chiara origine mitteleuropea l’architetto toscano rivisita il suo retroterra grazie alla biondissima moglie tedesca Christine e i figli Blu, Sky e Kim che lo ispirano accompagnandolo in ogni angolo del mondo.
Dallo studio in Lungarno Guicciardini che tanto gli ricorda le brume balzachiane dei lampioni del lungosenna, Michele Bonan riesce nel difficile intento di creare quell’imprintig inconfondibile dettato dal suo stile. Una vita frenetica la sua, con cantieri aperti ovunque. A Miami lo attende il processo di ristrutturazione dell’hotel Saxony sulla spiaggia di South Beach che ospiterà il nuovo resort voluto da Arrigo Cipriani patron di Harry’s Bar; una palazzina vittoriana nel cuore di Chelsea a Londra, un hotel particulier a Parigi, residenze milanesi e non ultimo l’hotel JK di Capri, rivisitazione sapiente in chiave di comfort contemporaneo del Palatium, indirizzo storico della Capri amata da Scott Fitzgerald e meta prediletta dall’aristocrazia europea nel periodo tra le due guerre. Venti suites da sogno tutte affacciate sul
mare.
Ogni lavoro è profondamente diverso l’uno dall’altro anche se si intravede la mano del regista nascosto ed attento come dietro una quinta teatrale.
‘Non esiste un unico stile, il mio lavoro ha un filo conduttore - afferma Bonan - ma parto ogni volta da presupposti diversi. E’ la storia del luogo, il suo contesto socio-culturale, è il genius loci che mi ispira, anche perché non sempre gli spazi sono perfetti. Il bianco e il nero declinati in ogni tonalità, accostati alle righe, il beige ed il cognac del cuoio usurato dal tempo danno vita ogni volta ad un nuovo film dove la trama si dipana nell’arco del tempo. Gli spunti sono molteplici: da un vecchio libro di fotografie in bianco e nero, una struttura ipermodern dello skyline newyorkese, un cottage neogotico immerso nella campagna inglese.
Ogni epoca ha un suo spessore artistico, il difficile è saperla interpretare: il tardo Déco giapponese che sfocia in complementi d’arredo di sublime bellezza, gli interni parigini degli anni Trenta con i loro innumerevoli rimandi alla bicromia bianco-nero, lo stile delle grandi famiglie americane negli anni del boom economico post bellico come i Vanderbilt, i Mellon e i Kennedy’. Lo charme per Michele Bonan è il gusto innato per il bello dove moda e design si intersecano in un gioco senza fine. Non dimentica di citare quelle icone che fin da bambino, insieme alla madre, hanno influenzato le sue scelte: dal couturier Hubert de Givenchy all’architetto cult della Swinging London David Hicks, a John e Jaqueline Kennedy, Edoardo VIII in esilio alle Bahamas con l’onnipresente Wallis, le creazioni atemporali di Cristobal Baleciaga e gli abiti d’avant garde di Bill Blass. |